sabato 11 ottobre 2014

Chi cerca trova.

Giovedì sera: la Pulce ha il corso di nuoto e lo accompagna il signor Darcy, perchè lui è quello automunito e soprattutto quello che esce prima dal lavoro.
Io torno a casa coi mezzi pubblici, ritrovando tempi e abitudini di quando ero giovane.
Scendo dal pullman, borsa, "bagaglio a mano"  e ombrello  e affronto la salita:  prima la scalinata poi la rampa che porta  a casa e che – nonostante tutto – affronto ancora con un passo spedito perchè manca poco alle otto.
Arrivo davanti al cancello: le chiavi? Certo, nella tasca della giacca…
No, non ci sono.
Ah, sì nella tasca interna della borsa: benedette borse grandi con tante tasche!
No, nemmeno qui.
Ah. Ecco allora nella tasca esterna della borsa.
Macchè!
Ma allora dove, dove , dove?
Nella bustina di stoffa dove tengo il badge e le chiavi dell’ufficio?
No, nemmeno lì e inizio a innervosirmi.
Chiudo l’ombrello e lo appoggio maldestra al cancello
Appoggio per terra la borsa del lavoro, quella grande di stoffa dove sta il mio pasto, il libro da viaggio, il lavoretto di ricamo che mi ostino  a portare aventi indietro nella vana speranza di riprendere  ago e filo in una pausa pranzo in cui nessun collega importuno abbia bisogno di una risposta urgente proprio mentre io ho appena contato i punti.
Per sbaglio forse le ho messe nella bustina dove sta tutto l'ambaradan femminile ?
No, non ci sono....
E intanto ormai è buio e  la luce del lampione - malefico! - si affievolisce e si spegne.
Ravano nella borsa, cade l'ombrello. Accidenti!
Suono a mia suocera?
No, dai, sono di corsa se passo anche da lei non riesco più a sfruttare il minimo vantaggio sui miei uomini che ormai stanno per arrivare.
Mi ostino a cercare, la borsa appesa alla spalla, mentre il cellulare trilla per un messaggio in arrivo.
Passo allora alla ricerca del cellulare adesso: chi sarà? e se sono loro che mi avvisano?
No, non sono loro, è la compagnia telefonica che mi avvisa che se...blablabla avrò un sacco di minuti di telefonate gratis ... eccchissene .... tanto io al telefono ci sto poco.
Ma 'ste chiavi, dove sono? Ma che cosa ne ho fatto stamattina, quando sono uscita di casa?
Mi affiorano alle labbra una serie di parole poco eleganti.
Tolgo l'agenda dalla borsa, cadono per terra una serie di bigliettini di appunti, appuntamenti, note e foglietti vari.
Se qualche vicino mi vede in ginocchio che raccatto qualcosa davanti al cancello penserà che sono impazzita.
Cerco, cerco ancora sempre più imbizzarrita: salta fuori di tutto da questa maledetta borsa troppo grande: una molletta,  un orecchino scompagnato (ecco dove era!), carte di caramella, biglietti del pullman già usati, una macchinina della pulce, un mozzicone di matita, il burrocacao e altre frivolezze.
La mia mano rovista in ogni agolo della borsa e io sono sul punto di dire le famose parole poco eleganti.
Dalla parte centrale della borsa estraggo il portafogli: vuoi vedere che ho messo le chiavi insieme alle monete?
No, però, però ecco, incastrate nella piega del portafogli le mie preziosissime chiavi che nemmeno quelle di san Pietro!
Caccio il portafogli in borsa in qualche modo, raccatto ombrello, borsa da lavoro, con l'agenda in mano, apro il cancello a tentoni (perchè il lampione non si riaccende?), salgo di corsa le scale col gatto che mi si infila tra le gambe...
Ho giusto il tempo di infilare la chiave nella serratura e di aprire la porta e il lampeggiante del cancello si accende: sono loro che stanno affrontando la salita in auto.
Non c'è tempo per lunghe preparazioni stasera....

Pasta veloce con i Missoltini

Ingredienti
per due persone, perchè la Pulce non va oltre pomodoro e basilico
spaghetti (secondo le vostre dosi)
2 o 3 Missoltini
olio extravergine di oliva
Procedimento


Mentre l'acqua bolle e la pasta cuoce, pulire i missoltini togliendo la testa, la lisca centrale e, con attenzione,  la pelle. Tagliare la polpa (si fa per dire visto che è pesce essiccato) a pezzettini; passare il pesce in padella con un po' di olio a fuoco basso e aggiungendo un po' di acqua di cottura della pasta per ammorbidirlo e frullarne 2 terzi del  con il frullatore a immersione, aggiungendo eventualmente ancora un cucchiaio di acqua di cottura  (non diventa vellutato!). Scolare la pasta, farla saltare rapidamente in padella con il pesce e un filo olio extravergine a crudo; servire aggiungendo il trito di missoltino non frullato e tenuto da parte. 



Nota a piè di pagina n. 1: il modo classico per gustare i missoltini è grigliarli e servirli con la polenta, conditi con un filo di olio e aceto; capite che, dato l'orario non era il caso di preparare la polenta.

Nota a piè di pagina n. 2: i missoltini sono una delle passioni del signor Darcy; mio padre invece, che preferisce il pesce che non sa di pesce, non li ama e guarderebbe questa pasta molto, ma molto perplesso.

Nota a piè di pagina n. 3:ormai ero in ritardo quindi  c'è stato il tempo per tre foto, fatte di corsa,  e si capisce.....







lunedì 22 settembre 2014

Debutto a settembre

Che cosa potevo fare, in un pomeriggio di inizio agosto del 2007, per tenere a bada i mille pensieri di primipara attempata e mantenere la calma di fronte alle infinite ed assillanti domande di chi, abbondantemente scaduta la fatidica data presunta di fine luglio, mi vedeva ancora in giro, piuttosto ingombrante?
Niente di meglio che preparare una frivolezza dolce, semplice, con riso, latte e composta di ribes, da gustare, fresca,  il giorno successivo.
In realtà il giorno successivo non l’ha assaggiata nessuno e nessuno l’ha assaggiata nemmeno il giorno dopo e il giorno dopo ancora….
L’ho buttata via io, tornata a casa meno ingombrante e con Pulce al seguito, quando al bianco del riso e al rosso del ribes si era aggiunta ormai una patriottica sfumatura di verde….
Da allora il dolce è finito nel dimenticatoio, senza nessun motivo.
Perché non rispolverare l’esperimento  per il mio debutto sulla scena dall'MTC? Solo perché non è stagione di ribes? Non sia mai....
E allora, visto che è settembre e la vendemmia sui colli alessandrini mi ha regalato una cassetta colma di uva americana profumatissima, ecco, per la mia entrata in scena

Dolce di riso al profumo di autunno


Ingredienti 

mezzo litro di latte
120 grammi di riso
un manciatina di mandorle
20 grammi di zucchero

per la salsa
150 grammi di uva americana
80 grammi di zucchero

Procedimento


Scottare il riso per un minuto in acqua bollente,  scolarlo e  sciacquarlo sotto acqua fredda; coprirlo in una pentola  con il latte bollente, cuocere, coperto,  a fiamma bassa per una mezz'ora fino a che il latte è stato completamente assorbito  e si è formata una crema densa che lega bene il riso (le indicazioni di Acquaviva Scorre sono chiarissime). Volendo si può aromatizzare il latte con una stecca di vaniglia (che va poi tolta).
Mentre il riso si raffredda preparare la salsa  cuocendo l'uva americana con lo zucchero per 5 - 10 minuti e passando poi al passaverdura, per eliminare bucce e semini.
Quando il riso è raffreddato aggiungere le mandorle tritate grossolanamente  e lo zucchero.
Utilizzando gli stampini da muffin formare dei piccoli  "budini" di riso, disporre un velo di salsa su ciascun piattino e  appoggiarvi il "budino".



Una sola nota a piè di pagina, un po' lunga:  a settembre la mia agenda si affolla di nuovo delle scadenze e degli impegni lavorativi, tra ipotesi ventilate di riorganizzazione e tensioni che l’estate non ha sopito; è ripartita la scuola con tutto il suo corollario di attività, riprenderà a breve anche l'allenamento di calcio della Pulce e il sig. Darcy (se tutto quello che è in sospeso andrà bene) tornerà a scalare  vette irraggiungibili in palestra di roccia.
E io? a che cosa  dedicarmi quando i miei due uomini di casa mi escludono dalle conversazioni calcistiche? A che cosa  pensare per tenere a bada  pensieri e preoccupazioni in una sorta di chiodo scaccia chiodo?
Dopo aver accantonato l’idea più volte nei mesi scorsi,  ho deciso allora di partecipare anch'io allo  spettacolo, nel quale non reciterò certo la parte della protagonista, ma  spero di riuscire  a rimanere in scena, almeno come comparsa, divertendomi.
Per il debutto avevo scartato in partenza l’idea della cottura pilaf (un unico tentativo nella mia vita: terribile!) e avevo scelto, tra le ricette con il riso che in casa Fiordisambuco non mancano, la torta di riso, che mi era cara perché mi ricordava l’estate lontana del mio esame di maturità. Ma sono stata preceduta…
Certo, avrei potuto preparare la minestra di riso e latte che - insieme a quella di riso e prezzemolo – era uno dei piatti della tradizione locale del tempo che fu, ma ricordo ancora come la detestavo quando me la propinavano da bambina e avrebbe voluto dire stonare subito.
Intanto spero di non aver combinato pasticci...