venerdì 11 agosto 2017

Di libri, ricordi e focacce



Quando ero bambina, qui non si parlava  di biblioteca pubblica  nè di punto prestito.
Una volta esauriti i libri ricevuti in regalo per Natale ed il compleanno,  io - che passavo l'estate tuffata non nel mare, ma tra le pagine di un romanzo e che mi divertivo anche con l'influenza perchè era assicurato, come consolazione, un numero speciale di Topolino - dovevo ingegnarmi.... scatoloni di giornalini (Topolino era il mio preferito) che il figlio di qualche amico di famiglia, ormai cresciuto, scartava,  i classici per ragazzi ereditati dai miei genitori (tra cui un "David Copperfield" in edizione ridotta e un volume di "Piccole donne crescono" letti e riletti fino a ricordarmi ancora oggi, rispettivamente,  la scatola da cucito di Pegotty e la disastrosa gelatina di ribes di Meg giovane sposa) e scambi con le amiche....
Soprattutto A, figlia di una cugina di mio padre, aveva una libreria, nella casa della nonna, a cui io attingevo a piene mani ...nessuno, tra i libri che mi ero portata a casa da quegli scaffali  mi era piaciuto di più di uno dei classici per ragazzine della Alcott..... quanto ho sognato sulle pagine di Rosella!
La storia dell'orfana malaticcia che rifiorisce  sulla "collina delle zie" mi affascinava, forse perchè io non avevo tutti quei cugini maschi con cui scorrazzare (solo due, più piccoli, che abitavano a Milano e che vedevo raramente ... in fondo erano loro i palliducci mentre eravamo noi tre fratelli i sani bambini di campagna...) o forse perchè le zie assomigliavano un po' alle cugine di mio padre, una vedova, una zitella, una severa, una più materna, o forse ancora perchè  mi sarebbe piaciuto avere uno zio come Alec Campbell, saggio dispensatore di consigli (e di pillole fatte di pane... ), organizzatore di sorprese e di esperienze avventurose
Quel romanzo mi è capitato tra le mani qualche tempo fa, in una traduzione così leziosa da renderlo insopportabile eppure... eppure un po' ancora mi ha catturato e nella banda di cugini che  si accampa sull'isola  e dorme in tenda, per rallegrare la pallida Rosella,  un po' ho visto la Pulce e i suoi cugini  .... anche se non sono otto e  non vivono in grandi ville in collina, ma provano comunque l'ebbrezza della notte in tenda (nel giardino della zia), si scatenano in una piscinetta profonda 70 cm che a loro sembra l'oceano e fanno merenda  in fretta e furia per poter tornare a giocare.....

Focaccia per la merenda

Ingredienti


500 grammi di farina bianca 00
1 cucchiaio di zucchero semolato
1 cucchiaimo di sale fino
1 bustina di lievito di birra liofilizzato (o un cubetto di quello fresco)
350 grammi di acqua appena tiepida (appena morta avrebbe detto mia madre...)
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva 

per la farcitura
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
2 cucchiai di acqua
1 cucchiaino raso di sale fino
1 cucchiaio di sale grosso

Procedimento

In una ciotola capiente mescolare farina, sale, zucchero e lievito e formare un bel cratere al centro; mescolare l'acqua tiepida con l'olio e versare nel cratere. Mescolare con un cucchiaio, portando la farina verso il centro fino a che è tutta incorporata, formando un impasto sodo ma appiccicoso e non maneggiabile....

Sigillare la ciotola con la pellicola e lasciar riposare fino a che raddoppia di volume e si riempie di bolle: con il caldo della scorsa settimana un'ora abbondante è bastata....di solito ci vuole un'ora e mezza  - due ore.
Rivestire una teglia  con la carta da forno e spennellarla con poco olio (un paio di cucchiaini) e rovesciarvi l'impasto, allargandolo poi delicatamente con le mani  unte di olio, senza preoccuparsi di farlo arrivare ai bordi della teglia.


Lasciar riposare coperto per una mezz'ora; a questo punto l'impasto è così docile che si allarga quasi da solo ad occupare tutto lo spazio disponibile o al massimo basta aiutarlo con le mani unte di olio usando la punta della dita. Sempre con la punta delle dita formare tante fossette sulla superficie (importante perchè è lì che si accomoderà il condimento!)


Lasciar riposare ancora pochi minuti e preparare nel frattempo la farcitura, mescolando in un ciotolina l'acqua con l'olio e il sale fino e  versarla  sulla superficie facendo in modo che riempia tutte le fossette. Cospargere con il sale grosso e infornare a forno alla massima temperatura; lasciar cuocere per una ventina di minuti fino a che la superficie è dorata: non è difficile capire quando è pronta.... basta guardarla!

Calda è uno spettacolo da sola o con una fettina di salame o di mortadella...ma io, che amo il contrasto dolce-salato, non mi vergogno di gustarla con un filo di marmellata  casalinga, preparata in fretta e furia per far fronte a una spesa poco oculata di pesche romagnole che mi chiamavano come sirene.

Nota a piè di pagina n. 1: la dose usata in questa occasione è in realtà di 750 grammi di farina (e il resto di conseguenza), perchè ho preparato anche una piccola focaccia con il rosmarino..basta cospargere la superficie, oltre che con il sale grosso, anche con un po' di rosmarino fresco e profumatissimo.

Nota a piè di pagina n. 2: gli scambi di libri con le amiche continuano, ma devo ringraziare soprattutto i ragazzi della biblioteca, miei fornitori ufficiali di libri in ogni stagione.... non sono tipo da ebook io... preferisco ancora sfogliare le pagine di carta, magari vissute come quelle di "Fragole a merenda" di Sabrine d'Aubergine, decorate da qualche ditata di unto o con uno sbaffo di cacao ...  da quel libro ,che non è solo un ricettario,  viene anche  questa ricetta della "focaccia che non dovete impastare" sfornata più volte e sempre con successo,  con un solo aggiustamento ... 500 grammi di farina 00 anzichè 450 grammi più 50 grammi di farina di grano duro, unicamente perchè di quest'ultimo tipo di farina non ne ho mai in casa.


 Nota a piè di pagina n. 3: questa è l'edizione che, ai bei tempi, avevo letto io






lunedì 3 luglio 2017

La volpe disse all'uva.....

Se, come sostiene la Pulce, io fossi davvero saggia, non me la prenderei e sarei capace di trovare il lato positivo della faccenda; se fossi come la volpe della favola antica direi - mentendo - che non importa e che, in fondo, preferisco così 
Invece, come una bambina capricciosa, questa volta ci sono rimasta male e mi sono immusonita...
Perchè? ecco....
Quest’anno era tutto perfettamente organizzato già da tempo: pochi giorni di mare a giugno, un mare tra terra e cielo per accontentare chi pensa che non sia estate se non c’è il mare, chi ama camminare e chi non ama la vita di mare e poi, a metà luglio, visto che la situazione lavorativa del sig. Darcy, dopo anni in cui tutto era deciso all’ultimo momento, è rientrata nei binari della normalità e consente di programmare le ferie, dieci giorni tra le Dolomiti, con un panorama mozzafiato tutto nuovo, escursioni da scoprire e meraviglie con cui riempire gli occhi e il cuore.
Ma sono bastati pochi minuti su un campo da calcio per far saltare il legamento della caviglia sinistra del sig. Darcy,  i programmi, le ferie, i progetti  e –anche i nervi ….
Certo, nulla di grave e  di irrimediabile, non è morto nessuno e siamo ancora tutti interi, le Dolomiti sono sempre là  e i sentieri della Liguria tra cielo e mare  pure però…. però …. però  sarà l’eta per cui strani pensieri iniziano a frullarmi nella testa, saranno le preoccupazioni accumulate tra la scorsa estate e questa, sarà che mille incombenze e  altrettanti doveri  passano sempre prepotentemente davanti ai desideri, ma questa volta ho faticato  a fare  buon viso a cattiva sorte e  a rinunciare a quei pochi giorni di paradiso 
Come dite? 
Che il panorama qui è comunque invidiabile? Certo, è vero anche quello. 
Che possiamo rimandare? Indubbiamente, ma all’estate del prossimo anno, visto che ad agosto il sig. Darcy sarà a  casa, ma  io no…
Che le vacanze sono belle anche a casa? Di sicuro, ma se c’è la libertà di fare quello che si desidera...
Che bisogna accontentarsi? Sì , però…..uffa, non è che volessimo chissà che cosa….

E quindi? E quindi un respiro profondo, qualche parolaccia, ….. e accontentiamoci di tre giorni di un mare  poco panoramico,  di un'estate su un terrazzo molto panoramico,  di un piatto colorato  e profumato non di cannella o di composta di mirtilli rossi, ma delle erbe aromatiche che quest'anno prosperano

PASTA D'ESTATE


Ingredienti
(per 2 persone)
10 /15 pomodorini maturi ma sodi
un mazzetto di erbe aromatiche (origano, timo, timo limone, basilico, erba cipollina....)
3 cucchiai di pecorino romano stagionato
olio extravergine di oliva

Procedimento

Portare a bollore l'acqua della pasta, e, nel frattempo preparare il condimento.
Pulire e lavare i pomodorini, tagliarli in quarti  e eliminare i semi; scaldare un paio di cucchiai di olio in una padella, unire i pomodorini tagliati e farli saltare per una decina di minuti: devono ammorbidirsi senza disfarsi. Aggiustare di sale e lasciar intepidire.
Lavare le erbe aromatiche e tritare grossolanamente tutte le foglioline con la mezzaluna (più o meno deve venire un paio di cucchiai di trito).


Unire il trito ai pomodorini in padella; tenere da parte una cucchiaiata abbondante di condimento.

Cuocere la pasta al dente, scolarla  e buttarla in padella; far saltare velocemente per condire bene con un cucchiaio di olio-
Servire ben caldo con i pomodorini tenuti da parte e una spolverata di pecorino a scagliette.


Nota a piè di pagina n. 1: si può aggiungere uno spicchio d'aglio ai pomodorini per un sapore più deciso

Nota a piè di pagina n. 2:  il sig. Darcy è arrabbiato (eufemismo..) più di me perchè, oltre a tutto il resto,  aveva in programma un paio di ferrate alle quali faceva la corte da più tempo che a me..