martedì 26 settembre 2017

Di compiti, lezioni e di una mamma irresponsabile


Ripresa la scuola sono ripartiti, come da copione,  i messaggi del gruppo classe su WA …L’argomento più gettonato, che batte persino il tema “vaccinazioni”, è quello dei compiti … sì perché quest’anno i pargoli sono in quinta, l’insegnante prevalente è cambiata: dopo che ogni anno se ne studiavano le curve e il colorito per capire se aumento di peso o dimagrimento  o  pallore potevano essere indice di una gravidanza, la titolare ha beffato tutti,  si è sposata ed ha seguito l’amore all’altro capo della penisola  e i compiti assegnati dalla nuova insegnante sono pochi,  davvero pochissimi, troppo pochi e l’anno prossimo i pargoli saranno alle medie, dove la musica (“cara mia tu non lo sai perché non hai altri figli …”)  è ben diversa…
Qualche mamma più seria, coscienziosa e responsabile di me sta assegnando da sola  esercizi aggiuntivi al pargolo che così si allena….
Io ho silenziato il “gruppo classe” e  mi godo questi ultimi giorni in cui non siamo ancora a pieno regime, riordino i ricordi e ripenso a quello che mi resta di  quest’estate, partita male e raddrizzata in corsa, in cui abbiamo studiato, con profitto,  a pochi kilometri da casa e lontano mille miglia, storia dell’arte, architettura, scienze naturali, astrofisica, geografia, ingegneria, lingue straniere  ......


....e cucina gluten free.

Sì, perché la scuola della Pulce ha portato per la famiglia Fiordisambuco anche nuove amicizie , un paio delle quali mi hanno richiesto di mettermi in gioco dal punto di vista della cucina : per ora mi sono misurata solo con ricette nelle quali la farina “normale” era richiesta in misura minima e quindi la sua sostituzione con la farina di riso o la fecola di patate è passata quasi inosservata.
Queste tortine, preparate ovviamente in piena estate, hanno riscosso un  buon successo e sono state replicate sostituendo le albicocche con le prugne che  - però – devono essere dolci e ben mature

TORTINE ALL'ALBICOCCA

Ingredienti

4 albicocche mature
60 grammi di farina di riso sottilissima
60 grammi di farina di mandorle
2 uova
30 grammi di burro
6-8 cucchiai di panna liquida
60 grammi di zucchero
1/2 cucchiaino di lievito per dolci

Procedimento 

Lavare ed asciugare le albicocche, dividerle a metà eliminando il nocciolo e  posizionare ogni mezza albicocca al centro degli stampini da crostata del diametro di  6/8 cm rivestiti di carta da forno.
Montare il burro ammorbidito con lo zucchero, quindi aggiungere le uova e, quando queste sono amalgamate, unire la farina di mandorle, la panna a filo e, alla fine, la farina di riso con il lievito.


Mescolare per ottenere un impasto morbido ed omogeneo e versarlo negli stampini.


Cuocere in forno già caldo per una mezz'ora. 
Sfornare e lasciar raffreddare completamente, quindi capovolgere le tortine sui piattini da dolce, eliminare la carta forno e spolverizzare con lo zucchero a velo.


Nota a piè di pagina n. 1: fare attenzione che zucchero a velo, lievito, farina di mandorle e farina di riso siano tutti contrassegnati come privi di glutine.

Nota a piè di pagina n. 2: nella versione autunnale profumare  le prugne con un pizzico di cannella.

Nota a piè di pagina n. 3: non giudicatemi troppo male per la mia incoscienza di fronte ai compiti e per la concomitante insofferenza verso i commenti delle mie colleghe mamme... è solo  che che cerco di non aggiungere altri problemi a quelli che già devo affrontare e se i compiti sono pochi, lascio che la Pulce si goda i suoi dieci anni il più serenamente possibile....

Nota a piè di pagina n. 4: la ricetta è un adattamento di quella letta su uno degli ultimi numeri della rivista che spetta ai clienti del supermercato con la consonante luuuuunga

venerdì 11 agosto 2017

Di libri, ricordi e focacce



Quando ero bambina, qui non si parlava  di biblioteca pubblica  nè di punto prestito.
Una volta esauriti i libri ricevuti in regalo per Natale ed il compleanno,  io - che passavo l'estate tuffata non nel mare, ma tra le pagine di un romanzo e che mi divertivo anche con l'influenza perchè era assicurato, come consolazione, un numero speciale di Topolino - dovevo ingegnarmi.... scatoloni di giornalini (Topolino era il mio preferito) che il figlio di qualche amico di famiglia, ormai cresciuto, scartava,  i classici per ragazzi ereditati dai miei genitori (tra cui un "David Copperfield" in edizione ridotta e un volume di "Piccole donne crescono" letti e riletti fino a ricordarmi ancora oggi, rispettivamente,  la scatola da cucito di Pegotty e la disastrosa gelatina di ribes di Meg giovane sposa) e scambi con le amiche....
Soprattutto A, figlia di una cugina di mio padre, aveva una libreria, nella casa della nonna, a cui io attingevo a piene mani ...nessuno, tra i libri che mi ero portata a casa da quegli scaffali  mi era piaciuto di più di uno dei classici per ragazzine della Alcott..... quanto ho sognato sulle pagine di Rosella!
La storia dell'orfana malaticcia che rifiorisce  sulla "collina delle zie" mi affascinava, forse perchè io non avevo tutti quei cugini maschi con cui scorrazzare (solo due, più piccoli, che abitavano a Milano e che vedevo raramente ... in fondo erano loro i palliducci mentre eravamo noi tre fratelli i sani bambini di campagna...) o forse perchè le zie assomigliavano un po' alle cugine di mio padre, una vedova, una zitella, una severa, una più materna, o forse ancora perchè  mi sarebbe piaciuto avere uno zio come Alec Campbell, saggio dispensatore di consigli (e di pillole fatte di pane... ), organizzatore di sorprese e di esperienze avventurose
Quel romanzo mi è capitato tra le mani qualche tempo fa, in una traduzione così leziosa da renderlo insopportabile eppure... eppure un po' ancora mi ha catturato e nella banda di cugini che  si accampa sull'isola  e dorme in tenda, per rallegrare la pallida Rosella,  un po' ho visto la Pulce e i suoi cugini  .... anche se non sono otto e  non vivono in grandi ville in collina, ma provano comunque l'ebbrezza della notte in tenda (nel giardino della zia), si scatenano in una piscinetta profonda 70 cm che a loro sembra l'oceano e fanno merenda  in fretta e furia per poter tornare a giocare.....

Focaccia per la merenda

Ingredienti


500 grammi di farina bianca 00
1 cucchiaio di zucchero semolato
1 cucchiaimo di sale fino
1 bustina di lievito di birra liofilizzato (o un cubetto di quello fresco)
350 grammi di acqua appena tiepida (appena morta avrebbe detto mia madre...)
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva 

per la farcitura
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
2 cucchiai di acqua
1 cucchiaino raso di sale fino
1 cucchiaio di sale grosso

Procedimento

In una ciotola capiente mescolare farina, sale, zucchero e lievito e formare un bel cratere al centro; mescolare l'acqua tiepida con l'olio e versare nel cratere. Mescolare con un cucchiaio, portando la farina verso il centro fino a che è tutta incorporata, formando un impasto sodo ma appiccicoso e non maneggiabile....

Sigillare la ciotola con la pellicola e lasciar riposare fino a che raddoppia di volume e si riempie di bolle: con il caldo della scorsa settimana un'ora abbondante è bastata....di solito ci vuole un'ora e mezza  - due ore.
Rivestire una teglia  con la carta da forno e spennellarla con poco olio (un paio di cucchiaini) e rovesciarvi l'impasto, allargandolo poi delicatamente con le mani  unte di olio, senza preoccuparsi di farlo arrivare ai bordi della teglia.


Lasciar riposare coperto per una mezz'ora; a questo punto l'impasto è così docile che si allarga quasi da solo ad occupare tutto lo spazio disponibile o al massimo basta aiutarlo con le mani unte di olio usando la punta della dita. Sempre con la punta delle dita formare tante fossette sulla superficie (importante perchè è lì che si accomoderà il condimento!)


Lasciar riposare ancora pochi minuti e preparare nel frattempo la farcitura, mescolando in un ciotolina l'acqua con l'olio e il sale fino e  versarla  sulla superficie facendo in modo che riempia tutte le fossette. Cospargere con il sale grosso e infornare a forno alla massima temperatura; lasciar cuocere per una ventina di minuti fino a che la superficie è dorata: non è difficile capire quando è pronta.... basta guardarla!

Calda è uno spettacolo da sola o con una fettina di salame o di mortadella...ma io, che amo il contrasto dolce-salato, non mi vergogno di gustarla con un filo di marmellata  casalinga, preparata in fretta e furia per far fronte a una spesa poco oculata di pesche romagnole che mi chiamavano come sirene.

Nota a piè di pagina n. 1: la dose usata in questa occasione è in realtà di 750 grammi di farina (e il resto di conseguenza), perchè ho preparato anche una piccola focaccia con il rosmarino..basta cospargere la superficie, oltre che con il sale grosso, anche con un po' di rosmarino fresco e profumatissimo.

Nota a piè di pagina n. 2: gli scambi di libri con le amiche continuano, ma devo ringraziare soprattutto i ragazzi della biblioteca, miei fornitori ufficiali di libri in ogni stagione.... non sono tipo da ebook io... preferisco ancora sfogliare le pagine di carta, magari vissute come quelle di "Fragole a merenda" di Sabrine d'Aubergine, decorate da qualche ditata di unto o con uno sbaffo di cacao ...  da quel libro ,che non è solo un ricettario,  viene anche  questa ricetta della "focaccia che non dovete impastare" sfornata più volte e sempre con successo,  con un solo aggiustamento ... 500 grammi di farina 00 anzichè 450 grammi più 50 grammi di farina di grano duro, unicamente perchè di quest'ultimo tipo di farina non ne ho mai in casa.


 Nota a piè di pagina n. 3: questa è l'edizione che, ai bei tempi, avevo letto io






lunedì 3 luglio 2017

La volpe disse all'uva.....

Se, come sostiene la Pulce, io fossi davvero saggia, non me la prenderei e sarei capace di trovare il lato positivo della faccenda; se fossi come la volpe della favola antica direi - mentendo - che non importa e che, in fondo, preferisco così 
Invece, come una bambina capricciosa, questa volta ci sono rimasta male e mi sono immusonita...
Perchè? ecco....
Quest’anno era tutto perfettamente organizzato già da tempo: pochi giorni di mare a giugno, un mare tra terra e cielo per accontentare chi pensa che non sia estate se non c’è il mare, chi ama camminare e chi non ama la vita di mare e poi, a metà luglio, visto che la situazione lavorativa del sig. Darcy, dopo anni in cui tutto era deciso all’ultimo momento, è rientrata nei binari della normalità e consente di programmare le ferie, dieci giorni tra le Dolomiti, con un panorama mozzafiato tutto nuovo, escursioni da scoprire e meraviglie con cui riempire gli occhi e il cuore.
Ma sono bastati pochi minuti su un campo da calcio per far saltare il legamento della caviglia sinistra del sig. Darcy,  i programmi, le ferie, i progetti  e –anche i nervi ….
Certo, nulla di grave e  di irrimediabile, non è morto nessuno e siamo ancora tutti interi, le Dolomiti sono sempre là  e i sentieri della Liguria tra cielo e mare  pure però…. però …. però  sarà l’eta per cui strani pensieri iniziano a frullarmi nella testa, saranno le preoccupazioni accumulate tra la scorsa estate e questa, sarà che mille incombenze e  altrettanti doveri  passano sempre prepotentemente davanti ai desideri, ma questa volta ho faticato  a fare  buon viso a cattiva sorte e  a rinunciare a quei pochi giorni di paradiso 
Come dite? 
Che il panorama qui è comunque invidiabile? Certo, è vero anche quello. 
Che possiamo rimandare? Indubbiamente, ma all’estate del prossimo anno, visto che ad agosto il sig. Darcy sarà a  casa, ma  io no…
Che le vacanze sono belle anche a casa? Di sicuro, ma se c’è la libertà di fare quello che si desidera...
Che bisogna accontentarsi? Sì , però…..uffa, non è che volessimo chissà che cosa….

E quindi? E quindi un respiro profondo, qualche parolaccia, ….. e accontentiamoci di tre giorni di un mare  poco panoramico,  di un'estate su un terrazzo molto panoramico,  di un piatto colorato  e profumato non di cannella o di composta di mirtilli rossi, ma delle erbe aromatiche che quest'anno prosperano

PASTA D'ESTATE


Ingredienti
(per 2 persone)
10 /15 pomodorini maturi ma sodi
un mazzetto di erbe aromatiche (origano, timo, timo limone, basilico, erba cipollina....)
3 cucchiai di pecorino romano stagionato
olio extravergine di oliva

Procedimento

Portare a bollore l'acqua della pasta, e, nel frattempo preparare il condimento.
Pulire e lavare i pomodorini, tagliarli in quarti  e eliminare i semi; scaldare un paio di cucchiai di olio in una padella, unire i pomodorini tagliati e farli saltare per una decina di minuti: devono ammorbidirsi senza disfarsi. Aggiustare di sale e lasciar intepidire.
Lavare le erbe aromatiche e tritare grossolanamente tutte le foglioline con la mezzaluna (più o meno deve venire un paio di cucchiai di trito).


Unire il trito ai pomodorini in padella; tenere da parte una cucchiaiata abbondante di condimento.

Cuocere la pasta al dente, scolarla  e buttarla in padella; far saltare velocemente per condire bene con un cucchiaio di olio-
Servire ben caldo con i pomodorini tenuti da parte e una spolverata di pecorino a scagliette.


Nota a piè di pagina n. 1: si può aggiungere uno spicchio d'aglio ai pomodorini per un sapore più deciso

Nota a piè di pagina n. 2:  il sig. Darcy è arrabbiato (eufemismo..) più di me perchè, oltre a tutto il resto,  aveva in programma un paio di ferrate alle quali faceva la corte da più tempo che a me..

domenica 11 giugno 2017

Compiti delle vacanze

Problemi di stagione 

Signor maestro, che le salta in mente?
Questo problema è un’astruseria,
non ci si capisce niente:
“Trovare il perimetro dell’allegria,
la superficie della libertà,
il volume della felicità”.
Quest’altro poi
è un po’ troppo difficile per noi:
“Quanto pesa una corsa in mezzo ai prati?”
Saremo tutti bocciati.
Ma il maestro che ci vede sconsolati:
“Son semplici problemi di stagione.
Durante le vacanze troverete la soluzione”.

Gianni Rodari

E' ora di vacanze adesso, finalmente, dopo un anno scolastico durante il quale abbiamo imparato pronomi e  divisioni  a due cifre,abbiamo incontrato gli Egizi e i Fenici, i mammiferi  e gli echinodermi, abbiamo scoperto laghi, monti e pianure, abbiamo fatto i conti con la prima nota sul diario, con le prime difficoltà "sociali"  e capito quali sono i requisiti per appartenere alla categoria degli sfigati (e appurato che li abbiamo tutti ...)
Adesso mi merito anch'io una signora colazione, che mi riconcili con il mondo, che mi faccia recuperare l'energia persa in un anno scolastico inaspettatamente pesante.


Caffè di gallina

Ingredienti
1 tuorlo d'uovo (il più fresco possibile)
2 cucchiai di zucchero
caffè bollente

Procedimento

In una tazza preparare l'uovo sbattuto ( non sono necessarie le fruste elettriche), montando il tuorlo con lo zucchero fino ad avere un composto chiaro, gonfio e spumoso ("deve fare i nastri" dice mio padre); preparare il caffè con la moka e versarlo bollente sull'uovo.


Gustare con calma, in una domenica mattina silenziosa, meglio se con la compagnia di un buon libro.....(le notizie del quotidiano on line lasciamole per dopo: per una volta facciamo finta che  ci siano solo il cielo azzurro e il profumo del gelsomino...)
Quest'estate voglio che sia questo il mio compito delle vacanze: trovare quanto misura l'area  di un momento di pace alla  domenica mattina.....


Nota a piè di pagina n.1: e domani si riprende...,scuola estiva al mattino, oratorio al pomeriggio!

Nota a piè di pagina n. 2: tra i requisiti della categoria di cui sopra: niente Playstation, niente auto di grossa cilindrata, festa di compleanno casalinga,  niente cellulare (e quello materno non è l'ultimissimo modello sul mercato)

Nota a piè di pagina n. 3: tra i compiti assegnati dal maestro, quello che vorrei svolgere io è l'ultimo... scoprire quanto pesa una corsa in mezzo ai prati... e voi?




venerdì 19 maggio 2017

La mia mamma è ....

Come tutti i bambini, la settimana scorsa anche la Pulce mi ha consegnato il biglietto di auguri per la festa della mamma e fin qui nulla di strano....
Il fatto è che la Pulce oltre a definirmi "dolce come il miele" (e mi piacerebbe sapere se lo pensava ancora dopo la sgridata con corollario di castigo che si è beccato la stessa domenica) ha scritto anche che sono "saggia".....
Saggia, tua madre? No Pulce, tesoro,.... ci sono degli aggettivi che con tua madre non hanno nulla a che vedere..... e oltre a "seducente", a "spigliata", a "furba", anche "saggia" non è un aggettivo che va bene per me..
Tua madre non è saggia….. tua madre è buffa e al tempo stesso noiosa, è pigra e sempre in movimento, è fuori moda, è spettinata, è imprecisa e disordinata, è stanca e e vorrebbe fare mille cose, è banale e al tempo stesso imprevedibile, è sognatrice ma ha i piedi ben ancorati a terra, è poco paziente, è orgogliosa, è irriducibilmente ingenua nonostante l'età, è innamorata e scontrosa, ma no….. non è saggia…. le mamme sagge sono altre…. però mi fa piacere sentirmelo dire .....


Yorkshire pudding

Ingredienti
(per 12 yorkshire puddding, anche se io preparo di solito metà dose)

20 grammi di burro oltre a quello per ungere lo stampo
2 uova
250 ml di latte
150 grammi di farina bianca
1 cucchiaino di sale fino
2 cucchiaini di zucchero semolato

Procedimento

Far fondere il burro e lasciarlo raffreddare
In una ciotola rompere l'uovo, aggiungere il latte e il sale e sbattere con una frusta a mano fino a che il composto è schiumoso e senza grumi, quindi aggiungere la farina, lo zucchero e il burro fuso raffreddato; mescolare con la frusta a mano fino a che la pastella è liscia e senza grumi, quindi lasciarla riposare in frigorifero almeno una mezz'ora.
Prima di cuocere gli Yorkshire pudding, accendere il forno a 220 e quando è ben caldo infornare lo stampo da muffin (vuoto) per qualche minuto e nel frattempo far fondere un pezzetto di burro.
Togliere lo stampo dal forno (necessarie le presine!!!) e usando un pennello, ungere con il burro le cavità da riempire (per me solo 6), soprattutto il fondo.

Rimettere in forno lo stampo per due minuti: nel frattempo,molto velocemente, togliere la pastella dal frigorifero, sbatterla bene con la frusta.
Togliere lo stanpo dal forno (ancora necessarie le presine!!!) e, il più velocemnte possibile, riempire di pastella per circa 3/4 le cavità imburrate. Infornare per una mezzora, prima a 220 ° fino a che gli Yorkshire pudding si sono gonfiati e hanno iniziato a colorirsi e poi a 180°.
Lasciar riposare nel forno spento per qualche minuto quindi sfornarli con delicatezza e utilizzarli caldi o tiepidi. Sono appena croccanti all'esterno e morbidissimi all'interno, un po' come dei bignè.

Io per ora li ho sempre serviti come accompagnamento per gli arrosti (e visto che domenica scorsa il tempo qui era novembrino l'arrosto e il forno acceso non erano fuori luogo...), ma non è detto che in una prossima merenda di quelle con l'amica del cuore, in cui giochiamo alle signore, questi voluttuosi bocconcini non finiscano a far compagnia a salumi saporiti o a marmellate primaverili, come consiglia Sabrine d'Aubergine in "Fragole a Merenda"

Nota a piè di pagina n. 1: poco saggi anche loro questi Yorkshire pudding, disordinati e imprevedibili, per lo meno nella loro forma.

Nota a piè di pagina n. 2: se la Pulce mi vede saggia, un ex collega mi ha definito " di buon senso", altra qualità sulla quale in famiglia non concordano...

martedì 18 aprile 2017

Pesto per tutti

A dispetto di ogni previsione, di ogni sogno e di ogni desiderio, la Pulce è rimasto, e non per scelta, figlio unico... 
In compenso casa Fiordisambuco è affollata di animali: un pesce con un solo occhio (che non per nulla si chiama Polifemo), un gatto spavaldo e un po' scapestrato (il baldo Achille), e un canarino battezzato Ulisse in omaggio all' eroe omerico che chiuso in gabbia mai ci sarebbe stato.
Gli ultimi arrivati sono un branco di allegri girini scodinzolanti,ormai in fase di metamorfosi, con un accenno di zampette. 

Per loro il menu prevede una sorta di pesto di insalata sbollentatata e ridotta in poltiglia, ... e mentre cucino per loro, allestisco in fretta e furia un'altra sorta di pesto per la nostra pasta con l'unica erba aromatica sopravvissuta all'inverno

PASTA AL PESTO DI SALVIA


INGREDIENTI
10/15 foglie di salvia
uno spicchio di aglio
un cucchiaio abbondante di parmigiano grattugiato
olio extra vergine di oliva

PROCEDIMENTO

Mentre bolle l'acqua e si cuoce la pasta, tritare finemente la salvia dopo averla lavata e asciugata (io per ovvi motivi organizzativi uso il tritatutto con buona pace dei puristi di mortaio e pestello); aggiungere il parmigiano grattuggiato e l'olio in modo da avere una salsa fluida e cremosa, aggiungendo un po' di acqua di cottura della pasta se risulta troppo denso. Immergere nella salsa lo spicchio d'aglio intero in modo da profumare il pesto senza appesantirlo troppo. 
Condire la pasta con la salsa.


Nota a piè di pagina n. 1: se ci sono in dispensa e se non avete la testa da un'altra parte e quindi non vi dimenticate, potete arricchire il pesto con una manciatna di pinoli tritati grossolanamente-

Nota a piè di pagoma n. 2: a volte, di fronte ai miei disastri organizzativi, mi domando se sarei stata in grado di gestire più di un figlio ... forse il fatto che la Pulce sia rimasto solo è stato un segno della Provvidenza?

Nota a piè di pagina n. 3: il nomi di battesimo degli animali sono una scelta mia (reminescenze classiche...)




sabato 15 aprile 2017

Buona Pasqua


Allora sia Pasqua piena  per voi che fabbricate passaggi dove ci sono muri e sbarramenti, per voi apertori di brecce, saltatori di ostacoli, corrieri a ogni costo, atleti della parola pace.
Erri De Luca 


Buona Pasqua a tutti

Claudette
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/frasi-per-ogni-occasione/auguri-di-pasqua/frase-299929>

domenica 5 marzo 2017

Gentilezze


Le cortesie più piccole

– un fiore o un libro –

piantano sorrisi come semi

che germogliano nel buio.

Emily Dickinson


In piedi, alla solita fermata dell'autobus di linea, a bordo strada, senza pensilina e senza un'anima nei dintorni (no, non abito nel deserto ...) , in uno dei rari venerdì pomeriggio in cui non mi devo fermare in ufficio nel pomeriggio, inganno l'attesa  (sono in abbondante anticipo) con un libro, la borsa "da signora" sulla spalla e  un occhio all'orologio e alla curva da cui dovrebbe sbucare il pullman carico di studenti.
"Signora .... mi scusi...." e un ragazzino (avrà 18 anni?) mi si avvicina ".. volevo dirle ..." la mia occhiata non è di sicuro delle più cordiali .... "...guardi che questa fermata è soppressa.... ....se deve andare verso B., le conviene spostarsi più avanti, dopo l'incrocio....."
Il mio ringhio si sgela in un sorriso "Allora ci sono ancora persone gentili..." penso e non posso fare a meno di dirglielo e di ringraziarlo.
"Per così poco?" mi risponde e la mia giornata un po' grigia si rischiara.

E  mi è venuta in mente questa torta, non per voli pindarici  sul suo aspetto rustico in contrasto con la sua bontà, ma perchè la ricetta viene da un collega che non c'è più, il cui aspetto a prima vista metteva soggezione, ma che  è stato il primo a mostrarmi un gesto di gentilezza tanti anni fa, quando spaventata e timidissima,  tra persone in mezzo alle quali mi sentivo come un pesce fuor d'acqua,  ho iniziato a lavorare dove lavoro ancora oggi.

SBRISOLONA 

Ingredienti


200 grammi di farina bianca 00
150 grammi di farina gialla
150 grammi di mandorle tritate finissime
175 grammi di zucchero
175 grammi di burro
la scorza grattugiata di mezzo limone (facoltativa)
2 tuorli di uovo
1 pizzico di sale
qualche mandorla intera (dovrebbe essere con la buccia)

Procedimento


In una terrina setacciare lo zucchero, le farine e le mandorle tritate e la scorza del limone (se la si usa); unire il burro appena morbido a cubetti e lavorare con la punta delle dita ottenendo un impasto a grosse briciole; stemperare i tuorli con una forchetta (non vanno montati; serve solo  per amalgamarli meglio)  e unirli all'impasto


Amalgamare e versare l'impasto ottenuto, che rimane comunque piuttosto grumoso, in una tortiera imburrata e infarinata, livellandolo con il dorso di un cucchiaio senza comprimerlo. Cospargere la superficie con una cucchiaiata di zucchero e decorare con le mandorle intere. 
Infornare  in forno già caldo a 180° e cuocere per 35 - 40 minuti. 



Nota a piè di pagina n. 1: il mio collega usava  solo fioretto, a me piace mescolare 100 grammi di fioretto sottilissima e 50 grammi di una farina bramata molto rustica che rende la torta ancora più friabile e "croccante"

Nota a piè di pagina n. 2: A. è stato per anni un grande collega,  che  oltre a qualche ricetta (era davvero un buongustaio e un ottimo cuoco)  -  ha reso concreto il significato della parola "collaborazione " e mi insegnato quanto sia importante saper sorridere 

Nota a piè di pagina n. 3: la ricetta è una piccola eredità...

sabato 18 febbraio 2017

Giovedì gnocchi


 
Giovedì gnocchi?
No, qui giovedì mercato…. Porto la Pulce a scuola per le 8 e poi una scappata veloce al mercato.
Di solito il percorso prevede un’occhiata  alla bancarella di abbigliamento dove marito e moglie, mi sciorinano sotto il naso gli ultimi  arrivi, cercando di  convincermi che starei benissimo con quel vestitino (blu, ma cortissimo!) o con quella maglietta con una fantasia delicata ma tempestata qua e là di lustrini e paillettes …, una fermata davanti al furgoncino di un’altra coppia che - tra le innumerevoli cianfrusaglie (lanterne a pila, cuori luminosi …) -  nasconde  cornici in legno o piccole decorazioni davvero graziose. A volte c'è tempo per un’occhiata al banco a fianco delle cianfrusaglie: qui su maglioni, gonne e pantaloni fine serie a prezzi stracciati e tutti ordinati rigorosamente per colore,  impera  - di solito - una attempata signora  truccatissima così arrogante e antipatica che io  mi fermo solo se  c’è la nuora.
Il giro, detto familiarmente “il giro veloce” perché con 20 minuti disponibili  non c’è tempo da perdere, termina, per ovvie ragioni di “trasporto pesi” con gli unici acquisti davvero necessari, quelli di frutta e verdura, dal quel  fruttivendolo di cui ho già detto qui e  che – come ogni fruttivendolo del mercato che sia degno di questo nome – appella tutte le donne (di ogni età, altezza, sagoma e ingombro) con un sonoro “Buongiorno stella!” che una volta mi imbarazzava e adesso mi fa sorridere.
Poi via, a passo di carica con la borsa  a tracolla e le borse degli acquisti distribuite come la soma di un cammello, per arrivare  in ufficio prima delle 8.30… 

Ieri, la coppia di incantatori era ancora alle prese con la sistemazione della merce, i venditori di chincaglieria mancavano, la suocera arcigna era al suo posto di  combattimento …. Sono arrivata fino in fondo, dove lo scorso anno, sono comparse (al posto del pescivendolo), vicino al camioncino della merceria,  due ragazze che vendono fiori: ma non  i fiori “da cimitero” che  - mescolati alle piantine di insalata e di pomodori – si trovano nei mercati di  paese  come questo …: da loro si trovano, a seconda della stagione, rami carichi di bacche rosse, bouquet di fresie dai colori pastello, mazzi di cardi  violetti e verdi …
Ieri  avevano esposti  tulipani, con il bulbo, ma senza terra, avvolti in carta trasparente …. bellissimi: ho rinunciato a tornare dalla coppia di incantatori dove, tra la merce in saldo, qualcosa avrei trovato (non corto e senza lustrini) e me ne sono andata dal mercato con dieci tulipani lilla…
Oltre, ovviamente, alla frutta e verdura, tra cui un cespo di scarola che mi è servita per ..... gli gnocchi

GNOCCHI DI RICOTTA E SCAROLA


1 cespo di scarola
300 g di ricotta vaccina
250 grammi di farina bianca
2 o 3 cucchiai di grana
2 uova
1 spicchio di aglio

per  il condimento
3/4 acciughe (se possibile sotto sale, ma io le avevo solo sottolio)
una cucchiaiata di pinoli
olio extravergine di oliva

PROCEDIMENTO

Mondare la scarola, eliminando le foglie esterne rovinate, lavarla bene e farla cuocere in padella , prima coperta con il coperchio (la mia nonna avrebbe detto "farla scaltrire") e poi senza, per asciugarla bene, aggiungendo anche uno spicchio d'aglio per insaporirla.


Lasciarla raffreddare e tritarla finemente.
Mescolare in una terrina la ricotta, la farina, le uova, il grana e la scarola tritata.
Aggiustare di sale ed aggiungere eventualmente un po' di farina se l'impasto è troppo molle (la consistenza dipende dalla ricotta e da quanto è ben asciutta la scarola).
Preparare il condimento facendo sciogliere in una padella ampia con  poco olio le acciughe (eventualmente dissalate) e tostare in un padellino antiaderente i pinoli  (senza farli bruciare!).


Portare a bollore l'acqua, salarla e buttare  delle piccole noci di impasto, usando due cucchiaini; quando gli gnocchi vengono a galla scolarli con il mestolo forato e passarli nella padella con le acciughe sciolte; quando tutti gli gnocchi sono pronti farli saltare rapidamente in padella, condire con un filo di olio extravergine e i pinoli tostati. Servire caldissimi. 


Nota a piè di pagina n. 1: senza il condimento con le acciughe li mangia anche la Pulce...

Nota a piè di pagina n. 2: se ci sono la settimana prossima mi compro i ranuncoli....

lunedì 30 gennaio 2017

Riposare vuol dire ....


Sarà l’età, sarà che il 2016 ha portato in dono per tutti una serie di nuove incombenze, di guai, piccoli se presi uno per uno, ma impegnativi se affrontati tutti insieme, e di conseguenti preoccupazioni, sta di fatto che, quando, a dicembre, ci siamo domandati cosa fare durante i pochi giorni di ferie natalizie, non abbiamo nemmeno preso in considerazione l’idea di una piccola  vacanza come quella che ci aveva incantato l' anno prima  nell’Umbria dei borghi silenziosi e degli uliveti immersi nella nebbia.
Tutti e tre abbiamo dato un’unica concorde risposta: vogliamo riposare…
E per chi, come me, sente di solito la sveglia squillare prima delle sei e apre gli occhi sul buio più profondo, riposare vuol dire svegliarsi alle otto, con la luce che già entra dalle finestre mai chiuse oppure permettersi il  lusso di fare colazione presto, prestissimo, ma con un libro ricevuto in regalo e alternare, senza l’obbligo di tenere d’occhio l’orologio, una pagina a una fetta di pane e marmellata…..


Riposare vuol dire visitare una mostra senza fretta con il sig. Darcy  (la Pulce è coi cugini e fermarsi a casa della zia è un regalo bello come quelli sotto l’albero), cogliere luci insolite in città e entrare nella chiesa, quasi nascosta, della quale, negli anni da studentessa universitaria, mi sono limitata  a vedere l’abside, scoprendo che ci si può sempre sorprendere e che ogni sorpresa ne nasconde un’altra.
Riposare vuol dire anche cucinare con calma, uno di quei piatti che tornando a casa dall’ufficio in settimana, in una giornata qualsiasi, proprio non si possono preparare.

Risotto alla milanese con gli ossibuchi in gremolada 


Ingredienti

4 ossibuchi di vitello
mezza cipolla
una piccola carota
una gamba di sedano
150 g di polpa di pomodoro (facoltativa)
la scorza grattuggiata di mezzo limone non trattato
una manciatina di prezzemolo
mezzo spicchio di aglio (o uno piccolo)

riso
zafferano
brodo 
olio extravergine
burro

Procedimento

In una padella ampia rosolare con un po' di olio gli ossibuchi appena appena infarinati; quando sono rosolati sfumare con un po' di vino bianco a e aggiungere carota, cipolla e sedano tritati finemente.


Far cuocere a fuoco basso per una ventina di minuti, quindi aggiungere la polpa di pomodoro e continuare la cottura  a fuoco lento, fino a che la carne è tenera e si stacca quasi dall'osso ( un'ora abbondante), aggiugendo un po' di brodo o di acqua calda.
Mentre gli ossibuchi cuociono, preparare il risotto allo milanese (io lo preparo così) e il trito di prezzemolo, aglio e scorza di limone.


Poco prima che il riso sia pronto, ben legato e non scotto, aggiungere agli ossibuchi il trito preparato, mescolando bene l'intingolo.


Mantecare il riso e servirlo caldissimo, appoggiando su ogni piatto un ossobuco e il suo intingolo, anche loro ben caldi.

Nota a piè di pagina n. 1: il pomodoro è un di più... io preferisco la versione "in bianco" 

Nota a piè di pagina n. 2: risotto e ossibuchi devono essere pronti insieme; se il primo aspetta si trasforma in un pasticcio colloso; se sono costretti ad aspettare i secondi che si raffreddano, rischiano di diventare duretti e filamentosi...per un piatto così sono i commensali a dover aspettare,,,,,

Nota a piè di pagina n. 3:  i ritmi sono tornati quelli di sempre, ormai: sveglia all'alba e a letto tardi, colazione senza libro ma con pane e marmellata.